Il tempo è sempre tiranno ed ho così dovuto rimandare fino ad oggi il Messaggio in bottiglia da dedicare al Bardolino prodotto da Matlde Poggi nella sua Azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese. Dal giorno della visita (vedi) l'ho più volte gustato, accompagnandolo a varie pietanze e discutendone a tavola con amici ...di-vini. E si è via via sempre più confermata l'impressione iniziale: un vino grande per la tavola quotidiana, di equilibrio, sostanza, carattere. Un vino ben netto, dove c'è tutto il nerbo e l'espressione fresca, vivace e giovane della Corvina della Piana di Cavaion. C'è pure la rondinella e se parlate con Matilde, lei ve la farà apparire quasi una "concessione gentile", poichè lei, se potesse, il Bardolino DOC lo farebbe soltanto con la Corvina... Meno che meno con altri vitigni permessi - internazionali compresi.
Bellissimo il colore rosso viola, che qui vedete fotografato ieri, sul far della sera, mentre dal bicchiere si spande la frutta fresca ( sì fraghe, cioè fragole... fragoline e lamponi).
L'avevo descritto come il vino della mia riconciliazione con il Bardolino e dunque, lo confermo; dopo anni in cui l'avevo abbandonato per le ragioni che mi accingo a raccontare, questo di Matilde, m'ha ridato la giusta occasione per ricredermi. Ci fu un tempo ( più o meno la fine degli anni 80) in cui fu il Bardolino a farmi superare la difficoltà di bere rosso; per una persona astemia non c'è nulla di peggio di quell' odore "vinoso... di vino" che emana dai rossi, specie se giovani. Fu il mio compagno di vita, allora, ad avvicinarmi al Bardolino che lui definiva "di nobiltà semplice" come sanno esserlo le persone che non ostentano blasoni, ma sono nobili dentro. Scusate se un po' mi commuovo, ma fan quasi 9 anni che non c'è più... E dunque lui conosceva molti vignaioli delle varie zone di produzione, sapeva cogliere nei vini le diverse sfumature di interpretazione, senza sapere che molti anni dopo sarebbe arrivata anche per quelle terre la zonazione a marcare le differenze di suoli e di caratteristiche organolettiche che ne derivano. Lui scuoteva la testa, però, di fronte a qualche bottiglia di Superiore che "ingrossava senza bisogno la figura giovane e slanciata - ma non esile - del Bardolino". Lui se ne andò ed io molti anni dopo, più esperta, mi ritrovai a festeggiare ad una cena proprio a Bardolino l'uscita delle prime bottiglie di Superiore DOCG. Insomma, sarà stato l'amore per il mio compagno, ma più che mai i vini che assaggiai quella sera mi parvero tutti oltremodo "grossi", per non dire "grossolani". Inutilmente carichi, quasi ad imitazione - ahimè caricaturale - dei cugini Valpolicella, prodotti poco più in là. Confesso, smisi di bere Bardolino tout court. Ho ripreso da qualche tempo, ritrovando in qualche prodotto una fresca identità, una misura che da tempo non c'era. "Le Fraghe" di Matilde Poggi nè è un bellissimo esempio. L'ho provato con paste estive, pesce di lago, formaggi freschi e semistagionati. S' accompagna in modo sobrio alla cucina poco elaborata che piace a me. Un vero trionfo ieri sera con un branzino al forno su letto di cipolle e pomodorini di Pachino, condito con un filo d'olio DOP Garda. Perfetto equilibrio tra la tendenza dolce ch'era prevalente nel piatto e il nerbo croccante e speziato di questo Bardolino, con lieve tono amaro di mandorla finale. C'è dentro quella semplice nobiltà di cui dicevo. Piacevole e di beva. Fresco, quasi freddo, va benissimo! Superfluo dire che Matilde Poggi non produce il Superiore DOCG e nemmeno il novello ( altra tipologia di Bardolino che pure io non capisco e sinceramente non apprezzo). I produttori si interrogano sul come togliere un po' di patina opaca che s'è formata su questa denominazione? Bene. Io non avrei dubbi sulla direzione da prendere: valorizzazione delle uve autoctone, spinta sull'immagine fresca e nobile di un vino che va bevuto giovane. Nessuna caricatura, alla ricerca di qualcosa che non c'è: Il Bardolino, se invecchia, perde smalto e amabilità. "La zonazione del Bardolino - manuale ad uso del territorio" è uno studio molto ben fatto e spingerà in questa direzione, si spera! Cari produttori di Bardolino, possibile che al di fuori della zona lacustre i pochi Bardolino proposti nei ristoranti siano tutti Superiori, tranne qualche sparuto esempio di Chiaretto? Insistete di più vivaddio, nel promuovere il vostro nobile Bardolino DOC - classico e non, tenendo magari a mente queste parole di Paolo Monelli: "pur riconoscendo che altro vino può essere interessante all'olfatto e allo sguardo, si ricorre al Bardolino quando si tratta di bere un vino fino, grazioso, di levigato colore e con un lieve fondo salato".*
*Sta in "Due parole per il Bardolino" di Luciano Bonuzzi e Giulio Liut - Storie di Vino fra la Germania e il Garda 1997

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