Cristina e Gelmino Dal Bosco, eccoli: bella coppia di quarantenni nella
vita e pure nella (coltura della) vite, a giudicare da questo Soave Classico doc 2006 “Sacripante” che è tutto un programma e di storia e stoffa ne ha dentro assai, a cominciare dal nome.Tra il cavalleresco e il divertente: essere un “sacripante” si dice qui - e non solo - di un vivace elemento che molte ne combina. Ma di tutto ciò diremo alla fine della… storia!
Siamo in quel punto della provincia di Verona che Cristina e Gelmino stessi descrivono nella pubblicità aziendale come “cuore del Soave”, nella zona classica, in quel di Brognoligo. Una stupenda conca verde e riparata ch’è posta in territorio comunale di Monteforte d’Alpone.
I vigneti occupano circa sei ettari, tre dei quali fanno un appezzamento unico denominato “Le
Battistelle” da cui prende nome l’Azienda ( la fascia più alta nella foto a sinistra); gli altri sono sparsi in vari Cru della Zona ( Rugate, Castellaro, Montegrande) e così vengono descritti in una relazione agronomica: “pezzetti minuscoli che si inerpicano sui fianchi dei colli”. Mi ci hanno condotto, lassù, Cristina e Gelmino… Beh, che dire: ci si arriva solo a piedi e quando è tempo di vendemmia, con piccoli mezzi cingolati che si arrampicano sui pendii.
Noi a piedi, come un tempo, quando si vendemmiava salendo e scendendo con fatica e trasportando l’uva con la “derla” (qui la vedete in foto): una sorta di basto a bilanciere a cui si appendevano cesti fatti di fronde di salice. Lungo il percorso l’uva iniziava a divenir mosto che sgocciolava dai cesti. Ciò che restava era
vino della fatica e del sacrificio. Tempi moderni, ora, con la cantina attrezzata di serbatoi, di pressa soffice, di fruttaio (Cristina e Gelmino sono tra i pochi rimasti a coltivare la tradizione del vin santo di Brognoligo). Ti danno l’idea di aver dentro il senso della storia di quei vigneti difficili e di persone scomparse, come il loro avo Sacripante Dal Bosco. E nell’ etichetta, appunto, si condensa oltre al nome, quel logo dorato della “derla” a ricordare la fatica di allora.
Eccoli, i vigneti: belli, pure se colpiti dalla grandinata del 30 agosto scorso; i grappoli superstiti hanno ancora qualche giorno per restare al caldo sole meridiano di settembre e all’ aria fresca della notte. Non tutto è perduto e, come la saggezza del tempo antico insegna, - occorre ricordare che la natura dona e toglie - dice Gelmino, mentre sembra quasi accarezzare un grappolo colpito. I vigneti sono di varie età, ma ve ne sono molti vecchi, fino a cent’anni. Nessun guyot, ma pergole. Mi pare proprio di respirare un altro tempo, seguendo il racconto di questi due giovani che hanno iniziato a far vino solo nel 2002 e imbottigliato il primo Sacripante nel 2004.
Allora mi colpì, fresco, sapido, “ruspante” (mi si perdoni l’aggettivo, più consono ad animali da cortile) perché ricco di nerbo e di profumi stupendi: acacia, tema ch’è qui dominante nella garganega (100%) , leggera mandorla e sambuco.
Oggi ancor più di allora mi pare proprio buono il Sacripante: emergono oltre ai fiori, le belle note della
terra di origine vulcanica, le striature nere, bianche, ocra. E in bocca questa terra diventa vino bianco di stoffa, lungo al palato e persistente, come l’aveva immaginato il naso. Nerbo ed eleganza di una terra dove questa famiglia vive da generazioni, orgogliosa della sua storia.
Lo si beve insieme, il Sacripante, bello fresco, accompagnandolo con semplici grissini fatti da un artigiano panificatore di Ronco all’ Adige. C’è pure una fetta di soppressa di casa che è eccezionale.
Mi piace offrire al vino dei blogger numero 10 l’immagine di questa bella coppia del vino che s’è creata un’ azienda, piccola e “tosta” con una produzione che arriva a circa 6000/7000 bottiglie: il Sacripante, che è Soave classico venuto dal solo riposo nell’ acciaio e, da poco, il Battistelle, un cru (acciaio e una piccola parte che passa per 6/7 mesi in barrique).
Il fascinoso tema lanciato da Mauro Erro del Blog Via Freud 33 era: “Quei vini che risentono ancora della annata, buona o cattiva che sia, quei vini spesso introvabili che ci obbligano a girare per enoteche o a rivolgerci direttamente in cantina, quei vini che non sono né un prodotto stabile e industriale né semplicemente una bevanda edonistica, ma nutrimento spirituale.” A me piace proporre l’incontro con questi “artigiani” del Soave che han dentro una storia e nel loro vino la raccontano.
Il Sacripante è un bel vino, un vino che ricorda la fatica delle piccole storie, quelle del vino quotidiano, del pane quotidiano. Lasciando Cristina e Gelmino sulla porta della loro casa, siamo certi che non ci hanno offerto solo questo loro “piccolo grande vino”, ma anche un prezioso sostegno per lo spirito. CI hanno ricordato la forza distruttrice e dispensatrice della natura, il vino quand’era sostegno del corpo e non ancora “sovrappiù” o addirittura “status symbol”. CI hanno trasmesso entusiasmo e passione per questa terra che già molto amavamo.
Il loro Sacripante, in fondo, è un’eredità spirituale, prima che materiale. Ascoltate:
“Sacripante Dal Bosco di fu Andrea che paga di livello affrancabile per virtù di locazione il 25 maggio 1721 (una cifra) sopra una pezza di terra montiva nelle pertinenze di Brognoligo” . Pagava dunque il fitto per le vigne, Sacripante, avo di Gelmino, come riporta il documento dell’Archivio di Stato di Verona. Qui a Brognoligo ci sono ancora i “Panti” o i “Pante”, soprannomi che ne testimoniano la storia.
Immaginiamo dunque, tanto tempo fa tra queste vigne, giungere una carovana di teatranti, di cantastorie… Fu così che un semplice e poco istruito “bacan” (contadino) rimase affascinato dal racconto dell’Orlando Furioso:
“Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto”…
Dirò, d’Orlando… di Angelica e di Re Sacripante, cavaliere Saracino. Così nacque Sacripante Dal Bosco di fu Andrea….
il Soave Classico Doc Sacripante lo trovate presso l'Azienda a circa 6 euro la bottiglia.
Azienda Agricola Le Battistelle, Via Sambuco, 114 - 37032 Brognoligo di Monteforte d'Alpone (VR) tel +39 0456175621 lebattistelle@newsos.it
Le fotografie sono state prese da me sul luogo.
Questo brano è dedicato alla memoria della mia bisnonna Ermengarda Bogoni vedova Tessari che alla fine del 1800 lasciò Brognoligo e le sue terre, troppo difficili per una donna sola e insufficienti a mantenere tre figlie. Andò a lavorare nelle fabbriche dei pizzi di San Gallo, in Svizzera. Iniziava l'epoca industriale... Queste terre le amo e ciò lo devo a lei.

