E così si fa ancora danno all'immagine e alla sostanza della qualità del buon vino italiano. In questo caso si colpisce il nostro veronesissimo Amarone che, da questa estate, a tutela della qualità porta sulle bottiglie la fascetta numerata. Evidentemente questa fascetta non c'era sulle bottiglie che così descrive il Gazzettino (edizione di Treviso) del 24 settembre:
Imbottigliavano del semplice vino rosso e lo vendevano per Amarone, il nettare della Valpolicella, vino Doc la cui produzione è consentita nella provincia di Verona. I due personaggi in questione sono, invece, di Oderzo, che proprio nel veronese non è.
Sono 30mila le bottiglie di vino rosso sequestre ieri notte nel porto di Livorno dagli ispettori di Conegliano e Firenze dell'Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari e dal Corpo Forestale dello Stato. Quindicimila di queste, già sotto sigillo, illegittimamente etichettato come Amarone e pronte per l'esportazione negli Stati Uniti. Il sequestro è stato deciso nel corso delle indagini disposte dalla Procura della Repubblica di Treviso sulla contraffazione di prodotti vitivinicoli. L'attenzione degli inquirenti è rivolta ora sia ai distributori/trasportatori del prodotto che alla ditta che ha proceduto all'imbottigliamento e che si troverebbe a Oderzo. In definitiva questi due personaggi avrebbero imbottigliato del semplice vino rosso usando il codice di un'azienda veronese, che produce Amarone . Per cui l'etichetta risultava essere perfettamente in regola, ma dentro la bottiglia non c'era ciò che fuori era promesso. «Non tollereremo più chi prende in giro i consumatori e irresponsabilmente tenta di vanificare il lavoro fatto dalle imprese e dalle istituzioni per creare reddito, solide fondamenta per lo sviluppo e l'export dell'agroalimentare italiano», ha affermato il ministro Luca Zaia, ringraziando sia 'Icq che il Corpo Forestale dello Stato per l'ottimo lavoro svolto. Ministro che però non ha mancato di puntualizzare come «le indagini siano ancora in corso e come anche per queste due persone valga la facoltà di prova e di difesa».
Commento: i "beccati" sulle rive del Piave si difendano pure , ma per carità, Ministro Zaia, se si proverà che hanno frodato - e benchè non vi siano pericoli per la salute - si informino i consumatori ( nomi di produttori e imbottigliatori dell'intruglio) e si impedisca ai rei di perseverare.
Una domanda "a latere": perchè si permette di imbottigliare 'Amarone fuori della zona di produzione?
Immagine: StoneImpressions (Amarone WIne Mural)


