L'edizione 2008 di “BCM – Bordolesi Cabernet Merlot” a Villa La Favorita di Monticello di Fara (Vi) si è aperta con un talk Show dal titolo: "Vini aristocratici nobili produttori". Sono intervenuti vari Marchesi, Conti e Baroni a narrare la loro storia personale ed aziendale e il perchè della scelta di produrre con vitigni bordolesi(in taglio o in purezza). Hanno parlato dei loro vini, parte dei quali sono stati assaggiati successivamente in una degustazione dedicata. Che i bordolesi siano Vini aristocratici è vero: alcuni degli intervenuti facevano notare che è attraverso questa “aristocrazia dei bordolesi” che si è fatta conoscere in ambito internazionale anche la parte meno nota delle produzioni italiane ( Enrico Drei Donà: “Il Cabernet “Magnificat” mi ha permesso di far conoscere anche la produzione del Sangiovese di Romagna”).Bene, ma quale strada dovranno prendere oggi i bordolesi italiani?
Un contributo importante per delineare una prospettiva, è stato quello del Dott. Sartori dei Vivai Rauscedo , che ha rilevato come il cambio dei consumi del vino abbia influito in questi ultimi anni sul mercato delle barbatelle di vite.
In Italia ora circa il 72% delle viti è a bacca bianca. C'è già da qualche anno una flessione evidente dei vitigni bordolesi; in Veneto ad es. siamo a - 60 % rispetto al 2004 per il cabernet sauvignon e a - 50% per il merlot. Sembra passata, insomma, la moda dei vitigni bordolesi che ha toccato l'apice nell' annata 2002-03. Anche all'estero è in atto un ridimensionamento, anche se in modo meno evidente: in Francia la situazione è abbastanza stabile. La stabilizzazione sembra riguardare soprattutto il Merlot, che tiene molto bene anche nei paesi dell' Est europeo e cresce in particolare in Cile, assieme al Cabernet Sauvignon e al Carmenère. L'Argentina invece registra un calo dei bordolesi in favore del Malbech e dei vitigni a bacca bianca. Si nota stanchezza per i vitigni bordolesi e per vini dallo stile internazionale in Spagna e pure in Cina. Quale futuro allora per i bordolesi in Italia? Bruno Donati, infaticabile anima della manifestazione, ha evidenziato la necessità di superare il nome, l' etichetta "bordolese", che dovrebbe rimanere soltanto là dov' è nata, e cioè in Francia. Il dibattito, però, non ha toccato il punto nodale della questione: che futuro in Italia per i bordolesi (anche se gli cambieremo il nome) e visto il calo di interesse per il cosiddetto stile internazionale? Dove va la ricerca? ( da leggere l'utile nota di Giampiero Nadali)
Vediamo che cosa è emerso dalla panoramica delle degustazioni (ufficiali e non) effettuate nelle due giornate: buoni molti tagli bordolesi, ma le maggiori sorprese sono venute dai vitigni bordolesi in purezza (in particolare dal merlot) e da vini che coniugano gli alloctoni con vitigni locali ( un esempio per tutti il luminoso Carmenerepiu di Stefano Inama dove al Carmenere e al Merlot si unisce il Raboso Veronese). Senza contare poi che in alcune zone i vitigni bordolesi sono presenti da oltre dieci lustri. Il futuro? La ricerca di un “variegato stile italiano” che individui i territori più vocati, che scommetta anche sui vitigni in purezza e, nei tagli, possa far emergere anche alcuni vitigni locali. Questa è la mia personale e forse opinabile risposta. Opinabile, perchè i vitigni internazionali sono stati usati a volte a sproposito, perseguendo uno stile "migliorativo" di alcuni autoctoni ( la vicenda del Brunello insegna). Alla domanda ( e provocatorio invito) di Bruno Donati " Quale nuovo nome dare ai bordolesi italiani?" mi viene da rispondere soltanto: “ALLOCTONI ITALIANI”. Alloctoni, perchè l'origine è altra e Italiani, perchè i vigneti si coltivano in Italia, territorio assolutamente unico per diversità dei terroir. E' ora di affrancarsi dal rincorrere il "Modello Bordeaux", ha notato qualcuno.
Nelle degustazioni, la cosa più evidente è stata la varietà, "la ricchezza delle differenze" che provengono dai territori, dai terreni, dai diversi stili produttivi aziendali. Per chi scrive, gli indimenticabili son questi, e lo sono stati soprattutto per la capacità di esprimere al meglio un particolare territorio e una... "nobiltà" produttiva (con o senza blasone):
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