Grande festa, domenica 11 gennaio 2008 a Gambellara (Vi) per la quarta edizione della "Festa dei Picai", le corde a cui vengono tradizionalmente appesi i grappoli della Garganega da cui si ricava, mediante appassimento, il Recioto di Gambellara. La festa quest'anno ha segnato anche un nuovo traguardo raggiunto: la DOCG, la quarta del Veneto, la prima della Provincia di Vicenza. Il momento della festa, con la torchiatura in pubblico dei grappoli che andranno a riempire una serie di bottiglie numerate, è documentata qui dalla sequenza fotografica.
Si respirava aria di gioia e di soddisfazione: il Consorzio di Tutela e la Strada del Gambellara, in sinergia, stanno compiendo notevoli sforzi per far conoscere il territorio e le sue produzioni d' eccellenza: il vino della DOC Gambellara, il capretto, il provolone, la soppressa e il "Brasadelo" ,tipico dolce della zona.
Ci sembra doveroso complimentarci per la bella opportunità che ci è stata offerta di degustare 10 annate del Recioto di Gambellara (coprivano quasi un ventennio, dal 1988 al 2006). Non una verticale in senso stretto, poichè c'erano produttori diversi, ma piuttosto un tentativo di riflettere sull' evoluzione stilistica di un vino di tradizione che oggi si fregia della DOCG. La degustazione è stata condotta da Bernardo Pasquali, curatore della Guida Vini Buoni d'Italia del Touring Club e da Dino Marchi, Presidente di A.I.S. Veneto.
E' stata una degustazione senza dubbio interessante, che mi ha riportato alla mente alcuni ricordi e al tempo stesso mi ha lasciato alcuni dubbi.
Il ricordo è quello del Signor Arturo, di Gambellara e risale alla fine degli anni 60 del secolo scorso: prendeva lezioni di fisarmonica da mia madre, insegnante di musica a San Bonifacio; arrivava talvolta con un dono speciale: qualche bottiglia di Vin Santo di Gambellara e qualche altra di Recioto, mosso, non fermo.
Affiorava questo ricordo dalla memoria, mentre degustavamo queste dieci annate di Recioto fermo e, attraverso le testimonianze dei produttori, affiorava pure il nome del vino lì assente, il Vin Santo. Ricordava bene il Signor Vignato (Virgilio) che i due vini si fanno con l'uva medesima (la garganega) e che però son diversi, di Vin Santo se ne produce meno, l' appassimento è più lungo sui Picai, e lo si lascia affinare nei solai, all'azione del caldo e del freddo.
Ci è stato detto che sono in corso studi approfonditi, (l'ultimo dei quali sui lieviti autoctoni) per "differenziare il Vin Santo". Se la memoria non m'inganna, il Recioto e il Vin Santo, come io li ricordo, erano parecchio differenti quasi quarant'anni fa: non fermo il Recioto, sicuramente più leggero del Vin Santo che invece segnava, quasi oleoso e fermo, il bicchiere. Ero una ragazzina allora e non era concesso il vino ma soltanto di inumidirne le labbra. Un nettare il Vin Santo, un allegro e dolce sorriso il Recioto.
La produzione della DOC Gambellara è cresciuta in qualità e quantità, gli anni trascorsi sono molti, le tecniche si sono evolute, i cambiamenti sono stati quasi inevitabili. Ecco dunque il Recioto in versione ferma, quello che abbiamo degustato. E' emersa con forza, direi, nelle annate tra l'1988 e il 1998 la nota ossidativa, l' opulenza, ma anche la freschezza che rimandano proprio allo stile del Vin Santo, dimostrando come non solo nella storia, ma anche nel cuore dei produttori questo vino abbia un peso determinante.
Vorrei citare, per quel decennio, il sorprendente Recioto di Gambellara 1988 di Iseldo Maule, dove una nota potenzialmente negativa come quella della "maderizzazione" si trasforma in nota piacevole, poichè vent'anni non hanno intaccato la freschezza e la potenza di questo autentico nettare; a seguire il Recioto di Gambellara 1997 di Luigino Dal Maso, dove l'ossidazione assume note balsamiche e dove si apprezza equilibrio ed eleganza. Anche nelle due annate presentate dalla Casa Vinicola Zonin (1998 e 2001) si confermano le note distintive: la vivacità che è colore dorato brillante tendene all'ambrato e la spiccata acidità, la ricerca di concentrazione e l'eleganza. Ed ecco affiorare i dubbi: dove starà la vera differenza tra il Recioto (fermo) e il Vin Santo di Gambellara? Sarà questione di lieviti, oppure di salvare una tradizione, quella del Vin Santo, malgrado sia poco competitiva sul mercato? Come si spiega la DOCG al Recioto e non piuttosto al Vin Santo? Domande che mi faccio e penso di non essere l'unica. Senza contare, poi, che poco più in là la stessa uva e la stessa tipologia di suoli di origine vulanica danno il Recioto "cugino", quello di Soave, che oggi tende sempre più a valorizzare la Garganega in purezza.
Anche le degustazioni delle annate posteriori al 2002 confermano lo stile "ossidativo", anche se si nota progressivamente una maggiore leggerezza, un 'emergere più convinto di note fruttate. Cambiamenti molto evidenti nei produttori della cosiddetta "Novelle Vague". Decisamente moderno il Recioto 2006 di Davide Vignato, che spicca per freschezza e persistenza. Uso moderatissimo del legno in questa prima prova decisamente convincente. Stile diverso per il Recioto 2003 di Lino Sordato, prodotto in forte riduzione, che regala note ammandorlate e fumé, bella freschezza e complessità. Il fattore ossidativo "tradizionale" è declinato da Virgilio Vignato, nel Recioto di Gambellara 2004, in belle note speziate di vaniglia e in succoso ricordo di macedonia; produce anche il Vin Santo da uve che si lasciano sui Picai sino a marzo. Di minore concentrazione il Recioto 2005 di Giovanni Menti: prodotto in annata difficile e piovosa, tuttavia non manca di sapidità e di bel tono ammandorlato.
Che dire, bravi, Consorzio, Strada, produttori ad arrivare fin qua, a interrogarvi oggi sul come proseguire valorizzando il territorio e le sue tradizioni, guardando alla modernità. C'è una sola cosa, a mio parere, da NON fare: confondere i due prodotti, oggi molto più simili tra loro di quanto non fossero un tempo, con il rischio di lasciare che si perda quello più prezioso e più difficile... L'unica DOC del Veneto ad avere un Vin Santo era la vostra: mi auguro che la G che avete voluto per il Recioto, con l'entrata in vigore delle novità OCM ad agosto, non segni, di fatto, questa perdita. L' omogeneità del "territorio" e l'identitarietà "veneta" del Recioto, citate da Bernardo Pasquali... speriamo siano cifre di successo anche per il Vin santo, che se lo merita. Prosit!
