I Grappoli AIS quest'anno li posso senz'altro definire come una manifestazione che ha nutrito non soltanto la passione "fisica" per il vino (con la degustazione delle molte eccellenze enologiche) ma anche la passione "intellettuale", la dimensione culturale che molto spesso, nei tanti eventi del vino finisce coll'apparire in secondo piano. Non qui. Un' animata tavola rotonda ha introdotto il tema principale: il vino è cultura nel bicchiere e sempre più il marketing dovrà tener conto del territorio, degli uomini che il vino lo fanno, della loro storia. Mi piace ricordare la bella tesi di laurea del giovane Davide Zilio su "Architettura e Design nella cultura del vino" che, partendo da un excursus storico, ha delineato la moderna architettura delle cantine, ideate non solo come spazio tecnico, ma anche come spazio di accoglienza e di eventi culturali; la conoscenza poi di Giovanni Gregoletto, che definire produttore di vino (Vallis Mareni) è riduttivo: è eclettico pensatore, inventore, comunicatore, uomo di profonda cultura. Ha spaziato dallo stendardo di Ur, alla musica, al teatro, alla poesia. Vorrò conoscerlo più da vicino, perchè è unica la sua passione per gli aspetti culturali, immateriali... della materia vino! ( spettacolare la sua caraffa "Fillossera" in cristallo con i colori rosso e blu della bandiera americana!)
Hanno già scritto della degustazione verticale di Amarone Classico della Valpolicella Moròpio dei Fratelli Antolini che s'è svolta qualche tempo fa a Vicenza: Elisabetta Tosi, Mauro Pasquali, Roberto Giuliani. Aggiungo qualche impressione e il ricordo della degustazione che si è sedimentato nella memoria. Una serata come poche.
Guardate nelle fotografie i volti dei partecipanti, pensosi, quasi assorti... Magia di ciò che il vino induce quando lo si racconta così gioiosamente come quella sera Pier Paolo Antolini ha fatto e quando lo si può far parlare quasi da solo, nel bicchiere. Chi conosce bene la Verona degli ultimi trent'anni ricorderà che su Corso Sant'Anastasia s'affacciava la drogheria Ferrario... L'insegna c'è ancora, ma ora c'è un negozio d'abbigliamento. Ebbene, entrare nella piccola e accogliente sede di Galla Gustosità, di Giorgio ed Enrico Galla a Vicenza, in centro storico, mi ha restituito l'atmosfera che si provava entrando da Ferrario. Odori di cose buone, spezie, aromi, spiriti.. e soprattutto la sensazione di entrare in un mondo d'altri tempi. A Vicenza, poi, quel piccolo scrigno di dolcezze e gustosità aveva un colore particolare: eleganza, ospitalità e saggezza tipicamente vicentina: - Diamo corpo alle ombre (intese come bicchieri di vino) ! - ha esordito Giorgio Galla. Da lì s'è snodato il racconto di Pier Paolo Antolini, sul suo Amarone, le sue vigne e le sue Marogne. Mi han colpito due o tre cose di lui: dice che preferisce passare più tempo tra le vigne piuttosto che in cantina; dice che proprio nell'annata 2002, quando era pronta tutta l'attrezzatura della nuova azienda, una grandinata ha distrutto quasi del tutto l'uva e lui l'Amarone quell'anno non lo ha fatto; dice che ama sperimentare: diverse essenze e grandezze dei legni, ad esempio. Non ho mai visto i vigneti di Pier Paolo e del fratello Stefano, ma immagino come dev'essere la cura che ne hanno, quando il primo racconta delle pergole esposte a sud est sulle Marogne, trattenute dai muri a secco che ha personalmente ricostruito. Immagino quella beata valle di Marano, dove il terreno argilloso tufaceo, le particolari escursioni termiche e un 'aria benefica dan vini snelli, profumati di ciliegia appena colta. Ciliegi e olivi circondano le pergole del Moròpio. Mi ha stupito l'Amarone dell'esordio, il 2000: un granato che brilla ancora, una stupenda freschezza. E mi è piaciuto molto l'ultimo, il 2005, già notato alla cieca. Anche questo snello, elegante, con bel frutto di ciliegia, quasi amplificato dall' uso del legno della stessa essenza. Il filo conduttore è l'eleganza, dal primo all'ultimo. Stile austero, l'ho chiamato, cioè senza fronzoli, di un vino che va dritto come uno sguardo schietto. Tenera austerità, se la tenerezza è quel sentimento d'affezione che abbiamo sentito in Pier Paolo per la sua terra e il suo lavoro. Il Recioto 2006 che ci ha offerto a fine serata è di quelli che non si dimenticano: fatto senza l'uso del legno m'è parso interpretare al massimo la filosofia produttiva degli Antolini, semplicità ed eleganza della tradizione, senza mai forzare la mano. Grandioso!
Qualche giorno fa i Fratelli Filippo e Alessandro Filippi mi hanno inviato un comunicato stampa per informarmi che il loro Soave Vigne della Brà è stato giudicato come il miglior Bianco "biologico" d'Italia dalla Guida ai Vini d'Italia Bio 2009, edita da Tecniche Nuove. Colgo l'occasione non soltanto per complimentarmi - questo è un rito - ma soprattutto per confermare le impressioni avute alla fine di novembre, durante una visita all' Azienda e la degustazione dei loro vini.
Che questi ragazzi avessero temperamento, passione e un desiderio profondo di trarre il meglio dai loro vigneti lo si è capito da subito, qualche anno fa, all' esordio. Era all' incirca il 2003 e i loro vini mi parvero di approccio non facile, allora. I due giovani s'erano avviati sulla strada di quello che, in modo del tutto improprio - la legislazione ancora latita- definiamo "vino biologico". Il vino bio, appunto. Se avete occasione di salire lassù, a Castelcerino, vedrete quanto sono belli i loro vigneti, circondati da bosco. Un habitat integro, dove, in collaborazione con la madre, signora Diamantina, hanno iniziato la loro storia produttiva di imprenditori del vino, coniugato anche al turismo sostenibile. Accanto al bell' edificio antico adibito a cantina, sorge infatti una foresteria con quattro appartamenti e un' area di sosta per i camper. Si possono trascorrere giornate meravigliose nella pace delle colline, tra boschi e vigneti. Mi fa particolarmente piacere dire che sono stati bravi questi ragazzi. La loro idea del vino è di rispetto profondo del terreno, della natura, del vino stesso (pratiche agronomiche senza chimica, uso limitatissimo della solforosa). Soprattutto mi piace ricordare che in questi anni il loro atteggiamento è sempre stato molto concreto e, direi, discreto nel condurre le loro scelte non facili. Non sono tipi da proclami, da schieramenti, da atteggiamenti supponenti e un po' modaioli che, ahimè ci sono, anche nel mondo del bio ( del "natur", del "vero"...). E' il loro vino che parla, più delle etichette o certificazioni "bio". Vigne della Brà 2006 è un bel Soave (DOC Colli Scaligeri). Sapete come si dice, in gergo degustativo: sapido, minerale... Note solfuree sul bel frutto polposo della Garganega 100%. Freschezza e persistenza che appagano a lungo. Solo acciaio e maturazione su lieviti indigeni per 20 mesi a cui segue una decantazione naturale, senza filtrazione. Ci sentite dentro il calcare e il basalto dove crescono i vigneti, allevati a pergola, ad un'altitudine di crica 400. metri. Un Soave che si ricorda davvero. Mi son particolarmente piaciuti anche il Turbiana ( un Trebbiano in purezza che sorprende per il nerbo minerale e la spiccata acidità), il Diamantina, una piacevolissima vendemmia tardiva di Garganega e il Recioto di Soave Calprea, gradevolissimo, dalla sostanza polposa di dattero e frutta secca; un recioto molto particolare, dal sapore che mi piace definire antico. Senza sovrastrutture e opulenze moderne, con una leggera vena d'ossidazione che ne aumenta la piacevolezza. Un plauso, dunque, e un augurio di sempre nuove soddisfazioni per il futuro ad Alessandro, Filippo e alla Signora Diamantina Visco.
I vini dell'Az. Ag. Visco & Filippi saranno presenti al Biofach, la più grande fiera europea dei prodotti biologici, che si terrà a Norimberga dal 19 al 22 febbraio.
Lo rivolgo all' amico Emilio di Placido, viticoltore a Taurasi. Sono le sue vigne:mi ci ha condotto nell'ottobre 2007, in occasione di un viaggio in Campania. Vorrei far parlare soltanto queste immagini, come un omaggio a un uomo schietto e ospitale e alla sua terra, la terra di Taurasi, di cui ho scritto qui.
Mi giunge notizia, attraverso il WineBlog di Luciano Pignataro, di una verticale incrociata di Taurasi, organizzata dall'AIS di Napoli il 10 febbraio. Quanto vorrei volare lì, per apprezzare in pienezza la pazienza di Emilio e del suo vino! Potente, pieno di sole, di fatica e di colore. Vino che sa aspettare con pazienza. Non so se i sogni di cui abbiamo parlato insieme abbiano iniziato ad avverarsi... Lo spero. Ti saluto, Emilio. Idealmente sarò lì con te ad assaggiare le annate di Taurasi! Il saluto è esteso all' altro produttore, naturalmente, Antonio Caggiano, e agli amici dell' A.I.S. di Napoli. Un grazie, naturalmente, a Luciano Pignataro.
Aggiornamento per gli affezionati lettori (12 marzo 2009): pubblico qui la bellissima recensione scritta da Mauro Erro e ospitata sul Blog di Luciano Pignataro, che riguarda l'interessante verticale di Taurasi Riserva svoltasi in occasione dell' Anteprima Taurasi. Beato chi ha potuto esserci!
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