Cascina delle Rose a Barbaresco è un luogo magico. Lo è per la balconata di vigneti, noccioleti e bosco che s'affaccia verso le Alpi, ma lo è anche per le persone che la abitano: Giovanna Rizzolio, il marito Italo e i figli. Siamo stati loro ospiti nel bel mezzo dello scorso autunno. (Vedi qui il set fotografico). Quanto al tempo, la fortuna non ci ha assisitito: giorni interi di nebbia ci hanno precluso la vista delle colline, ma in compenso, il racconto del vino e la degustazione con Giovanna, Italo e il figlio Davide sono stati indimenticabili. Ci hanno proposto di assaggiare praticamente tutto, Dolcetto e Barbera d'Alba, Nebbiolo e Barbaresco da bottiglie, botti e vasche. E stata una scoperta piena di autenticità questa piccola realtà produttiva che porta l'impronta femminile e volitiva di Giovanna. A partire dagli anni settanta del secolo scorso, lei che s'occupava di tutt'altro, ritrovando nella memoria i ricordi più belli regalati da questa terra, ha scelto di ritornarvi e di riconvertire la sua intera vita. Le vendemmie giocose dell' infanzia son diventate quelle di una produttrice.
Abbiamo incontrato nuovamente Giovanna a Cerea, durante VinoVino Vino e poi a Vinitaly: lei non appartiene a nessun cartello ( di vinoveristi o vininaturalisti, o "bio"). Ascoltarla stimola la riflessione su un mondo " alternativo" che forse tanto alternativo non ha più ragione d'essere. Dei vini di Giovanna si possono scrivere pagine intere per descriverne le caratteristiche e per lodarne la bontà. Cosa buona e giusta.
A me vengono solo semplici parole: " I tuoi vini, Giovanna, sono autentici. Danno quel che promettono. Bevo i tuoi Barbaresco e sento che questa è la declinazione del Nebbiolo più vicina al mio modo di sentire: Nebbiolo robusto, senza fronzoli eppure sempre elegantissimo e pieno fino all'ultimo sorso".
Per Giovanna ho "coniato" la mia personale definizione del Barbaresco:
"Il Barbaresco è uno stato d'animo: nostalgia della terra e forza delle mani".
Son partita da Cascina delle Rose, pensando che prima o poi sarei ritornata, in un altro tempo, sotto altre stagioni. E stappando qualche tempo fa Il Barbaresco Rio Sordo 2004 la nostalgia si è fatta più forte: vino nitido, fresco, con echi di terra e sottobosco. Vino curato come un figlio, con attenzione, con amore. E in chi lo beve desiderio di rivedere le colline, i filari, desiderio di "viverci dentro".
Tornerò perciò a Cascina delle Rose in vendemmia: la bella terra darà i suoi frutti e le mani forti di Giovanna saranno lì a raccoglerli. Una forza sapiente, dalla quale c'è molto da imparare.
La ripresa con primo piano molto ravvicinato non è delle migliori, ma il brusio di fondo nel grande padiglione dell' Area Perfosfati di Cerea avrebbe rischiato di compromettere l'audio se avessimo ripreso Giovanna a maggiore distanza.
