Che luce imprevista e
generosa, nel Vulture, l’antico vulcano! Intrisa di tufi e ghiaie laviche, è composta
e intensa verso il crepuscolo, ma quasi metallica e abbagliante nel meriggiare
ventoso. Ti avvolge un’aria secca e forte che ristora dalla calura. Il sorso di
Aglianico racconta di questa terra che ha genti dal sangue antico, taciturne e fiere.
Aglianico, l’antico Ellenico.
Ne scopro un’inaspettata
eleganza, sul Vulture. Il tannino e l’acidità sono il nerbo di un corpo sempre
notevole, dal cuore rustico. Ma nel tessuto finale il succo della terra del
vulcano (note a volte ferrose, di radici, di tamarindo e china) s’illumina di
luce, ed ecco il vino di struttura, generoso e secco, in cui trovi una specie
di aggraziata solarità. Sole di frutta rossa estiva e ventate d’erbe
aromatiche. Aria e luce sui fianchi del vulcano è l’immagine “complessiva” dell’Aglianico
che ho ricavato dagli assaggi di questi giorni. C’è molta varietà di stile
tra gli otto campioni in degustazione e tra quelli bevuti a tavola. Come ha ricordato Mauro Erro, c’erano
campioni diversissimi per provenienza territoriale (Rionero, Barile, Maschito,
Ginestra…) e per “anzianità aziendale”.
Questa diversità mi pare innanzitutto una risorsa: far capire al
consumatore le caratteristiche generali di un vino e valorizzarne le differenti
espressioni, legate alle varie sottozone e allo stile dei produttori è
sostenere il primato del “terroir” sull’omologazione. All’inizio della
degustazione sono state lette dall’amico Vittorio (Tirebouchon) queste parole
tratte dal recente libro di J. Nossiter “Le vie del vino ".
Mi sono piaciuti particolarmente
un paio di Aglianico dove il tempo ha lavorato (Eleano 2004 in degustazione, il
Caselle di D’Angelo 2004 al ristorante), quelli non troppo arrotondati in
morbidezze e dalla nitida impronta personale (Le Drude 2006 di Michele Laluce,
il Damaschito 2007 di Grifalco, lo Stupor Mundi 2007 di Carbone) Credo non sia affatto facile "trovare il giusto equilibrio tra la morbidezza di cui un vino ha sempre bisogno per piacere, la sfrontata mineralità tipica del terroir del Vulture e la freschezza che caratterizza il vitigno più importante del Mezzogiorno" ha scritto Luciano Pignataro. Se i produttori, come dimostrano con iniziative come questa, sapranno crescere insieme, l' Aglianico del Vulture - che ora ha la DOCG - potrà diffondere nel mondo la sostanza di questa terra straordinaria. A tutti loro un augurio e un ringraziamento per aver accolto l'idea di una degustazione così particolare.
Alcune note di degustazione (in
corsivo le note a posteriori)
Grifalco Damaschito 2007 - Az.
Grifalco della Lucania
Naso molto
particolare: floreale, di erbe aromatiche amare. Elegante, complesso. In bocca
è arricchito da una marasca polposa, fresco e sapido. Chiusura dai toni metallici,
tesa e asciutta, dai tannini evidenti. Giovanissimo.
L’azienda a Venosa, ed è relativamente giovane,
poiché Fabrizio e Cecilia Piccin si sono trasferiti da qualche anno da
Montepulciano al Vulture. Il Damaschito è prodotto con le uve delle vigne di
Maschito, ad altitudine elevata (500 mt). Il terreno argilloso ricco di scheletro e la mano toscana regalano un
vino intrigante e preciso che piacerà seguire nel tempo.
Aglianico
del V. Il Sigillo 2006 Cantine del Notaio
Naso
speziato e di frutta rossa in composta che prelude all’attacco gustativo
morbido. Molto ben costruto e volutamente rotondo.
Piacevole
ma senza particolari emozioni. Prevedibile morbidezza, poiché leggo che proviene da
uve con surmaturazione in pianta. Nella gamma di questa Azienda ormai storica è
l’Aglianico più costoso e quello prodotto in quantità minore. Avrei preferito un’etichetta aziendale
che non avesse le note e la struttura “amaroneggiante”.
Aglianico
del V. Le Drude 2006 Michele Laluce
Stupenda
complessità al naso che spazia dal floreale alla ciliegia matura, alle spezie
finissime, alla liquerizia e al tabacco, alle note balsamiche. In bocca mostra grande
coerenza con un tessuto materico fresco e scattante, quasi salino. Ottimo
equilibrio e assoluta bevibilità. Leggo sul sito aziendale che la prima annata
d’imbttigliamento è il 2001. Un’azienda piuttosto giovane. Questo Aglianico è
il “coup de foudre” della degustazione, mi dicono una selezione delle migliori
uve dai vigneti di Gnestra con affinamento condotto in legno grande. Assaggio
anche l’aglianico “base” ZImberno, con note più vinose e floreali. Denotano uno stile particolare e deciso.
Aglianico
del V. Stupor Mundi 2007 Carbone
Nel
bicchiere e allo sguardo è molto compatto, con un attacco olfattivo di cuoio e
humus. Evidente ancora impatto del legno piccolo e nuovo anche se emergono
molto lentamente le note di prugna, liquerizia e poi grafite. Tannino potente, è caldo e succoso con
una chiusura amara, quasi medicinale. E’ il vino di Sara Carbone: non lo ricordavo così
“terroso” e con note di tamarindo e china… Sarà anche suggestione, o forse il
“Genius Loci”, ma quest’aglianico che proviene dai vigneti di Pian dell’Incoronata
è ancora giovanissimo ed è quello che più di tutti mi ricorda la lava del vulcano.
Potente e raffinato.
Aglianico
del V. Piano del Moro 2008 Musto Carmelitano
Naso
esuberante su note speziate decisamente fuori dall’ordinario: chiodi di
garofano ma anche canfora, lavanda. Le note di frutta rossa emergono molto
lentamente. In bocca ha una buona freschezza e una buona persistenza, ma
l’insieme è un po’ monocorde.
L’azienda, giovanissima è a Maschito e produce da uve
biologiche. Sarà questo, oltre alla giovanissima età del vino che rende quest’Agianico
così staccato dagli altri in degustazione? A Vin Natur avevo assaggiato l’Aglianico Serra del Prete
(elevato in acciaio e cemento) e mi era piaciuto molto. Su questo Pian del Moro
che viene da vigneti di 80 anni voglio altre prove, negli anni a venire. C’è
uno stile in evoluzione.
Aglianico
del V Ròinos 2006 Eubea
Già dal
colore intenso s’intuisce il “modello di potenza” che si esprime in un bouquet di
composta di prugna, ciliegia cuoio
e note vegetali su una speziatura di sottofondo. Sorso compatto e ampio dai
tannini di spessore, con un finale piacevole ma poco slanciato nella
freschezza.
Tecnicamente molto studiato (sul sito
aziendale si legge : si adotta un inusuale sistema, con particolare fermentazione
a chicco intero) è volutamente intenso e arrotondato da barriques nuove, da uve
che provengono da vigneti di Barile e Rionero in V.
Aglianico del V. Eleano 2004
Già allo
sguardo conquista per il tono rubino granato di bella trasparenza. Anche al
naso è eleganza che trionfa con toni borgognoni molto “earthy”, quasi da pinot
nero: spezie fini, ciliegia fresca, erbe aromatiche, tabacco. In bocca è
coerentissimo: ampio e succoso, ha un sorso di grande bevibilità, caldo e
morbido nell’attacco e in chiusura fresco e minerale. Grande stile d’antan per un Aglianico che nasce da
viti di 40 anni poste a Pian dell’Altare a Ripacandida. Matura in acciaio e poi in legno da 10
hl.
Se è vero che l’Aglianico si può definire “il Barolo
del Sud”, qui ci siamo.
Aglianico del
V. Macarico 2006
Bouquet
piuttosto intenso ed elegante, di piccoli frutti e nuances balsamiche. In bocca
è compatto, equilibrato, anche se il finale non è molto slanciato in acidità.
Dal sito apprendo che è’ il cru dell’Azienda, dall’omonimo
vigneto posto a 500 m, in comune di Barile. Non si fa uso di lieviti selezionati
né di diserbanti e concimi chimici.
Aglianico di “stile moderno” ma senza eccessi, fa trasparire molto bene
il primato del terroir sulla mano (tecnica) del vignaiolo.
Mi piacerà ritrovarlo nel tempo e in altre annate.
Postfazione
Ci voleva un’occasione per
scendere laggiù, nella lontana Basilicata Ed ecco che l’idea speciale della
produttrice Sara Carbone di Melfi e del grande appassionato di vino Vittorio
Rusinà, che sta agli antipodi, in terre sabaude, è giunta a proposito. Una degustazione
di Aglianico del Vulture per una quarantina di persone accomunate dalla
passione enoica e dall’uso del Web 2.0, tramiteTwitter.E’ nato così
#aglianicodelvulture1. Le immagini che ho raccolto (vedi tutta la raccolta) provano a trasmettere la
bellezza dei luoghi, la luce, il vigore di questa terra particolare e del suo terroir
più vocato, il Vulture, in cui con questo gruppo di amici mi sono immersa per
alcuni giorni, ricavandone impressioni molto positive. A Sara Carbone e alla sua famiglia una volta in più va
il grazie per la disponibilità e il grande lavoro che hanno sostenuto accogliendo
così tanti amici nella bottaia scavata nel tufo per la degustazione e nella
nuova cantina dove si sono susseguiti momenti conviviali semplici ma
ricchissimi di cose buone. I taralli della Signora Carbone sono già un mito, ma
in quest’occasione si sono aggiunti altri piatti della tradizione locale, come
le saporitissime “patate ai peperoni cruschi” (essiccati), i formaggi, le
carni.
Anche a Giuseppe e Angela di
“Sapori dei Sassi” va un grazie di cuore per averci accolto nella loro bottega,
situata nel centro dei Sassi di Matera: anche qui particolari assaggi di
territorio: melanzane rosse, funghi cardoncelli, lampascioni, olive di
Ferrandina, Caciocavallo podolico e persino l’organizzazione di un laboratorio
sul Pane di Matera, nell’Antico Forno Perrone. Siamo andati molto oltre la
classica esperienza di enoturismo organizzato: è stata un’esperienza condivisa
già nell’dea iniiziale e poi vissuta assieme con rilassata allegria. Esperienza
rivoluzionaria: quaranta persone provenienti da tutt’Italia giungono nel
Vulture grazie alla rete. Non ci sono più dubbi. Le cose stanno veramente
cambiando: la rete, nel mondo del vino, non è soltanto scambio d’idee, ma fa
nascere esperienze, abbattendo distanze, avvicinando persone e territori. Amo, del vino, il suo essere “medium”,
il mediatore tra persone, nella più schietta convivialità, più che nelle
degustazioni tecnicistiche. Nella degustazione e poi a pranzo e a cena, a
versare Aglianico davanti al Vulture c’erano amici vecchi e nuovi. A tutti loro
un grazie per la condivisione della comune passione e dei bei momenti vissuti,
con un ringraziamento speciale a Sara e Vittorio.
Luoghi di ben-essere che consiglio
"Sapori dei Sassi" a Matera
Ristorante "Grotta Azzurra" a Melfi
Antica Osteria Marconi a Potenza
Ristorante Baccanti a Matera
B&B Casastella a Matera