Era un live-blog l'evento che s'è tenuto venerdì scorso all' Istituto Agrario di San Michele all' Adige. Riporto qualche flash dagli appunti, quasi a riprendere lampi di quell''atmosfera leggera che m' ha indotto a parecchie riflessioni. Ecco persone, esperienze e approcci diversi nel affrontare quel benedetto tema: "comunicazione/i del vino nell' era di Internet".
Paolo Ghezzi, giornalista de l'Adige conduce il gioco con attenzione e sagaci provocazioni. "Ricordate la canzone di Bob Dylan e Joan Baez "Love is just a five letter word"? Forse il vino funziona così tanto nelle rete perchè wine is just... unaparoladiquattrolettere. In questo istante la ricerca del termine vino su google dà 44,2 milioni di risultati, superando termini come amore o sesso" A me pare che uno dei motivi sia che il vino nel percorso dal bicchiere alla bocca, alla parola scritta, trasporta la più potente metafora creativa che esista, ancora più del cibo. E' parte di una storia materiale intessuta di simboli, storia, cultura. Fatto sta che i siti e i blog dove si parla di cibo e di vino proliferano in manera esponenziale.
Fabio Giavedoni di Slow Wine manda uno spezzone de "Le Rupi del Vino" di Ermanno Olmi, le riprese delle eroiche vigne della Valtellina. Vino senza parole, per dire poi che cosa? che la nuova guida slow passa dalla critica a punti alla narrazione di "vite, vigne e vini". Diffidate dei produttori che trascorrono troppo tempo al Pc, magari a smanettare sui socialcosi come Twitter e Facebook. L'esplosione dei blog e del "vino nella rete" è una minaccia, l' abbiamo capito. Il curatore slow esprime un mondo di dinosauri in estinzione, replica Giampiero Nadali (qui il suo resoconto).
Come mai, Giavedoni, non una parola sul sito slowine? Le parla qui una socia slowl che pensa di non essere proprio d'accordo con le seguenti parole scritte da Giancarlo Gariglio su SlowFood 46 e che fanno il paio alle sue : " Internet ci fa una concorrenza spietata: comunicazioni sul vino profuse e a prezzo eguale a zero rischiano di uccidere le guide. L'unica possibile risposta è quella di fornire informazioni a un livello più alto e in quantità maggiore. Per perseguire questo obiettivo ci è data un'unica possibilità: un gran numero di collaboratori capaci di coprire il territorio nazionale in modo capillare, cosa che nessun blogger è in grado di fare". Beh, penso che nessuno tra noi blogger non solo possa, ma voglia avere simili obiettivi. Non solo il sistema dei punteggi abbiamo criticato nella rete, ma è proprio lì che il "racconto del vino" ben scritto ha catturato l'attenzione assai prima che la guida slow arrivasse a dirci che il vino lo si deve narrare...
Angelo Peretti, giornalista del vino di lungo corso ma che proviene da una professione nel settore economico-finanziario ci intrattiene con una relazione molto tecnica, forse quella che serve di più alla trentina (udite udite!) di produttori in sala. Dice che il vino ha un difficile rapporto con Internet. Che il linguaggio sul vino da quelle parti è apodittico e cioè categorico: nero/bianco. Eppoi che il vino - che va assaggiato, degustato, bevuto non è compatibile con quello strumento assolutamente immateriale che è Internet. Non molto d'accordo. Le parole sul vino scritte e veicolate sulla rete restano, eccome. Le relazioni immateriali si trasformano in confronti di idee ( lo hai detto tu stesso: Internet è un formidabile incubatoio di idee e le strategie realizzative sono rapide e low cost), sempre più spesso in eventi. Sono portata a pensare che una guida del vino, un libro rischino di finire per sempre in un sottoscala. Più facile invece che un post o una conversazione su un produttore o un vino vengano ripescati anche dopo anni. Sempre di parole sul vino si tratta, comunque , e quel rapporto fisico con "il vino in bocca" può essere o non essere efficacemente narrato: in ambedue i casi le parole sono immateriali. A mio parere, invece, la comunicazione del vino in Internet diventa difficile quando chi scrive trasforma la sua passione in una professione con la quale dover campare. Perchè è questa la distinzione fondamentale, sul web, tra professionisti e non, come ricordava di recente Luciano Pignataro. E per quanto mi riguarda, Angelo, esiste la scala dei grigi, nel vino come nella vita.
Filippo Ronco e Davide Cocco ci conducono dalle stelle alle stalle... sul concetto di Enoviralità. Colgono insieme e molto bene il nocciolo della questione. Che la rete e il web 2.0 stanno rivoluzionando tutto il panorama del vino - e non solo - Che i blog si trasformano - forse sono destinati a morire, quantomeno a cambiare - che il succo del discorso ora passa dalle conversazioni nei socialnetwork che permettono anche il nascere di nuove idee ed eventi. Guardando questa presentazione ve ne farete un'idea. Più tempo, più passione... sono d'accordo. E soprattutto che più della forma conti il contenuto.
Stefano Caffarri che di cibo e di vino scrive qui esordisce definendosi "analfabeta del vino". E ci intrattiene sulla sua passione, sul concetto di "manutenzione del linguaggio" che è sotteso al suo stile. Non so che lavoro faccia nella vita, ma se tanto mi dà tanto, ha a che vedere con parti meccaniche, e senz'altro la sua passione musicale da chitarrista rock esce anche nei suoi ritmi dello scrivere e del parlare. Quando dice che lo scrivere del vino è suscitare emozione, qualcuno provocatoriamente grida "Eh, no, basta con le emozioni, non se ne può più" (Leggere qui il commento di Angelo Peretti).
Bella mattinata, tante cose su cui riflettere e discutere. Gli stili sono molti, nella comunicazione del vino. Dato che mancavano le quote rosa, mi permetto d'aggiungere qualcosa; qui trovate alcune mie slides : cura del contenuto, narrazione, linguaggio evocativo. Melodia del linguaggio (in musica ho avuto un 'educazione classica) senza negare mai la padronanza tecnica e una buona dose di semplicità. Come diceva bene Angelo Peretti, non c'è un solo mercato, ci sono più segmenti. Si scrive e si sceglie con il proprio stile a chi rivolgersi. Qualcuno in più - si spera - di quel approssimativo 20% di consumatori "preparati" a cui la stampa specializzata - e probabilmente anche il web - ancora si rivolgono, in modo solitamente molto autoreferenziale.
Immagine: l'unico scatto preso a Vino in bocca: Vittorio Rusinà edicolante di Cavoretto (To) grande amico e sapiente di vino, prova provata di quanto realmente la rete stia trasformando dal basso le espereinze e le parole del vino. Vino che è ancora e per fortuna, mezzo di relazione!