Che l'Amarone sia un vino molto di moda, molto trendy non lo dice soltanto il gentleman Alessandro Scorsone ( Sommelier e Maestro di Cerimonia a Palazzo Chigi) in questo video.
Lo dicono i dati, inequivocabilmente: nel 2010 le bottiglie prodotte sfiorano ormai i 13 milioni ( 9 milioni nel 2009) e vi è stato un aumento di 150 ettari di superficie vitata in Valpolicella. Ettari che rendono, mediamente 15.000 € ciascuno!
Dunque, anche quest' anno l'Anteprima Amarone è stata un successo di pubblico e addetti. 62 Azende partecipanti con 66 Amarone in assaggio.
I dati snocciolati durante la conferenza stampa d'apertura descrivono un' annata " precoce" , la più precoce degli ultimi settant'anni in Valpolicella. Sono arrivate prima la fioritura delle viti, la vendemmia, la messa a riposo delle uve, complice il caldo invernale e primaverile ( un' aprile caldissimo) che è continuato poi con fasi siccitose nell' estate. E ci si è aggiunta la paurosa grandinata del 29 agosto - che ha coimvolto zone non molto ampie - ma qualche produttore, per questo, l'Amarone e il Recioto non li ha prodotti
Dalla quarantina di campioni assaggiati alcune prime impressioni generali
Colore: pochi i bicchieri impenentrabili e molti quelli di bella tessitura piuttosto trasparente. Rubino e porpora brilante.
Olfatto: frutta matura con mediamente ciliegia e più frutta viola come il ribes e la prugna. Frutta senz'altro assai poco "marmellatona" nella media, e spinta verso note di frutta secca. Eppoi grafite, tabacco; in alcuni casi belle e note di fiori macerati e /o secchi. Viola, iris. Qualche campione ancora molto "legnoso", ma molto pochi. Cosa impensabile qualche anno fa!
Gusto: dopo una quarantina di campioni non ho avuto la lingua asfaltata dall' alcol e dal legno come in altre annate del passato. Bel segnale. Tanti campioni erano ancora da botte, scomposti e un po' spettinati. Ma nel complesso, pur nella presenza alcune di note vegetali e verdi, mostravano un bell' equilibrio, con residui zuccherini contenuti, intensità e buona persistenza.
Complessivamente s'è vista una ricerca dell' eleganza e non l'inseguimento delle profondità troppo muscolari. Un Amarone moderno e riconoscibile - ha affermato - Daniele Accordini, Vicepresidente del Consorzio. Più di qualcuno - aggiungo io - che si può tranquillamente bere già ora ed è perfettamente abbinabile a tavola.
E l' Amarone, allora dove va? Per parlar chiaro di Amarone un po' orientati al facile approccio di mercato, un po' piacioni ve n'erano, ma son stati molti di più quelli chiaramente espressivi del territorio, delle varie valli e micro aree della zona classica e di quella più vasta che parte dalla Valpantena e arriva all' Est veronese. Ci è stato detto che arriverà la zonazione, molto a breve. E nel pomeriggio è stata prensentata la pubblicazione " Valpolicella - terra dei "molti frutti" e "splendida contea del vino e di bellezze ambientali". Ecco la scommessa del domani. Legare l'Amarone sempre di più alle bellezze della sua terra d'origine. Un processo di identificazione che significherà anche non amplificare troppo gli ettari vitati e la quantità di uve da appassire. Con i produttori "primi certificatori" del legame tra il proprio stile di produzione e il territorio.
Mi sono piaciuti particolarmente: la spezia gentile e austera di Speri (Monte Sant'Urbano), il frutto compatto e amaricante di Tenuta Sant'Antonio (Campo dei Gigli), le piccole bacche e i petali di viola e ciclamino di Zecchini (Vigneto la Calandra), la cannella e la finezza quasi esile di Rubinelli Vajol ( Amarone della Valp. Classico), la succosa verde freschezza di Tedeschi ( Amarone della Valp. Classico), la balsamica equilibrata ciliegia di Dal Bosco ( Le Guaite di Giulietta).
