Giampaolo Speri stringe tra le mani due vecchie bottiglie di Monte Sant' Urbano ( l'unico Amarone che l' Azienda Speri produce): sono un 1973 e un 1983. Sta per iniziare la serata organizzata dalla delegazione veronese di A.I.S. Veneto " Balckground Amarone". Poche aziende possiedono una "banca storica delle annate" e l'idea e quella di attraversare con 5 bottiglie quasi quarant'anni di storia della produzione dell' Amarone in casa Speri, ma anche di far emergere l'interrogativo: dallo sfondo: dove andrà l'Amarone che è arrivato a sfiorare i 13 milioni di bottiglie? Ancora dobbiamo assaggiarle quelle bottiglie, assieme alle annate 1995, 2001 e 2006 e Giampaolo sembra darci già una risposta tenendo ben strette le due vecchie annate, come fossero colonne. Sorride quasi timido e par che voglia dire: " nella tradizione che ricorda ciò che siamo e sa guardare al nuovo senza stravolgere uno stile, nel dare peso sempre più al territorio che sta dentro queste bottiglie" .
Tradizione, stile, territorio: sono questi i termini che hanno poi trovato nella narrazione di Giampaolo e nella degustazione, il loro senso più acuto e profondo.
Il 2006 annata ora in commercio: polpa, tannini vivi, floreale e quasi piccante d'alloro e geranio. Il giovane di casa, si può dire, visto che Giampaolo racconta del nonno che raccomandava di farlo aspettare, l' Amarone, " almeno dieci anni perchè venga buono". In un panorama produttivo che tende ad accorciare i tempi e a mettere sul mercato Amarone sempre più giovani e pronti, già aspettare 5 anni per la messa in commercio è una garanzia.
Il 2001 - dieci anni dopo mostra la sua appagante complessità: note scure e quasì fumè, di tamarindo e prugna, tabacco cacao. Bel ritrovare quella nota scura e minerale che notai la prima volta nel Sant' Urbano e che me lo fa amare e ritenere un modello di riferimento.
Il 1995 - Gli anni 90, racconta Giampaolo - sono gli anni in cui nell' Amarone ci si è concentrati sulle tecniche di appassimento - E' anche l'anno in cui in cui l' azienda passa all' uso del tonneau da 500 l , dopo il pasaggio in botte da 50 hl. E' spiccata l'aderenza di questo Amarone alla filosofia produttiva che Giampaolo ci illustra: "La massima soddisfazione è produrre un vino da appassimento che ancora ricordi l'uva". Qui l'equilibrio tra frutto e aromi terziari è spettacolare: ciliegia vivace sostenuta da spezia e tabacco e fiori di lavanda essiccata. Veramente grandioso per eleganza e freschezza, con un finale quasi salino.
Il 1983 - E' sorprendente e difficile. Granato ancora brillante, ha terziari evoluti, di smalto, ma ancora spicca la frutta e il sottospirito d' uvetta e prugna. Spezia intrigante di cinnamomo, tamarindo e pepe. Sono gli anni - ricorda Giampaolo - in cui si attraversò una fase tecnologica, pensando che l'enologia avesse la precedenza sulla viticoltura. Non è il caso della famiglia Speri che alla viticoltura non smette di guardare con estrema attenzione. Non ha mai abbandonato la pergola per il guyot, ed anzi , ha costruito una "pergoletta aperta" che ha il vantaggio di garantire una maggior luminosità ai grappoli. E la pergola significa ( ricordatelo quando comprerete una bottiglia di quest'Amarone) 900 ore annue per ettaro di lavoro esclusivamente manuale!
Il 1973 - E' brillante e sembra quasi più giovane del precedente. Prevalgono le sfumature evolute, di tostato, china, spezie. Integro e elegante appaga la bocca con la sua ancor buona lunghezza.
Ecco perchè quest'Amarone mi piace: ha uno stile preciso, si sente la mano del produttore che non stravolge mai il suo prodotto: "L' Amarone è costruito storicamente" - dice Giampaolo - su due pilastri : "l'alcol e l' acidità". Ecco, nel Sant' Urbano non difettano mai nel loro equilibrio. Lo testimonia anche il colore, sempre molto vivace e mai "ingiallito" anche nelle annate più vecchie. E' un Amarone che non vuole sovrabbondare nell' alcol ( sempre attorno ai 15%) e che soprattutto non cede mai alla moda di volersi eccessivamente arrotondare con gli zuccheri. Austero, l'ho definito una volta. Ora aggiungo: elegante e capace di invecchiare. Quest'ultima davvero una dote non da poco sia per il vino che per gli uomini.
