Grazie alla generosità e all' impegno di Aldo e Milena Vajra di Barolo e di Paolo De Marchi di Isole & Olena abbiamo potuto incontrare a Vinitaly ventuno produttori francesi, uniti dalla passione per il loro mestiere, dall' amicizia, dalla curiosità e dalla cura rispettosa per la loro vigna e per la terra. "Essere del mestiere" è un' espressione - quasi scomparsa qui da noi - che richiama competenza, umiltà, capacità d'essere artigiani (o se vogliamo artefici) del proprio prodotto. In un tempo purtroppo molto limitato ( due ore circa per ventuno vini) abbiamo così potuto cogliere accenni di storie personali, di vigne e vini provenienti da vari terroirs di Francia. Accenni di storie, dicevamo, ma soprattutto incontro di persone, delle quali ci ha colpito innanzitutto la gioia quasi infantile di essere lì con noi, quasi fossero un gruppo festoso di amici in gita che, in occasione dell' incontro, offrono il loro vino. Amici lo sono veramente, visto che l' associazione, nata da un'idea del viticoltore Didier DAGUENEAU, ha stilato un brevissimo Manifesto che suona così: "Gruppo di uomini liberi dei mestieri della terra, rispettosi degli equilibri del loro ambiente. Prodotti di terroir giusti e nobili. Diritto all’originalità e alla differenza. L’UGM difende i valori che fondono l’appagamento del corpo a quello dello spirito. Il nostro impegno si nutre dell’amicizia, della passione e della gastronomia."
E' stata una bella degustazione che desidero ricordare anche per il suo valore simbolico. L' approccio alla coltivazione biologica e/o biodinamica è un dato di fatto per la maggior parte di questi viticoltori; qualcuno la pratica da più di quarant'anni. Sono venuti a Vinitaly per raccontarsi, come fosse la cosa più semplice da fare. Senza distinzioni nè steccati o etichette di vini "naturali" o "veri". Li ringraziamo di cuore, assieme ad Aldo, Milena e Paolo per questa lezione di umiltà e di saggezza. Rivolgo poi un saluto particolare a Madame Yvonne Hegoburu du Domaine De Souch: una splendida e forte signora che non dimostra la sua bella età; diciamo che storie simili ci hanno portato... al vino. Il suo Jurançon 2007 Moelleux è fine e appassionatamente solare. Sarebbero molti i vini da annotare nella memoria; provo a sceglierne qualcuno dal lungo elenco:
François CHIDAINE - AOC Montlouis & Vouvray 2008 Montlouis sur Loire ‘Les Choisilles’ : Chenin Blanc fine e floreale con cuore di pietra focaia. Da vigne molto vecchie in coltivazione biodinamica.
CLOS ROUGEARD - AOC Saumur-Champigny 2007 Saumur Champigny ‘Les Poyeux’ : pennellate di spezie nere, terra e pelliccia. Sfaccettato nel bicchiere, si vorrebbe non finirlo! Cabernet franc da aspettare almeno un decennio per goderne l' assoluta purezza.
ALAIN GRAILLOT - AOC Crozes-Hermitage 2009 Crozes Hermitages: giovane giovane, ma buono già ora nel sorso lungo e profondo di prugne, tabacco, pepe nero. Ad averne in cantina si può esser e felici!
