Degustazioni dal basso, non dall' alto di una cattedra su cui siede un maestro della degustazione, un guru del vino, ma uno ( in questo caso due) profondi conoscitori del terroir e del vino che hanno scelto per noi. Diciamo che quest' idea a portata a Terroir Vino a Genova ha funzionato. Alessandro Marra di Stralcidivite e Massimo D'Alma di Paladar ce l' hanno messa tutta. Ben sei Fiano d'Avellino nei bicchieri, di annate, produttori e territori diversi.
Che idea avevo del Fiano prima? Ecco, mi piacerebbe sapere da Alessandro e Massimo qual è l'idea " comune e univoca del Fiano che si doveva avere, come si dice nel filmato. Un vino con un discreto zucchero residuo che rischia di apparire un po' pesante e mollo?
A me ha sempre dato l' idea di un vino ricco di materia uva, tendente all'opulenza, questo sì... Ebbene, i sei interpreti e le diverse annate dicono che un modello unico non c'è, e giustamente.
Chè il territorio e la diversa coltivazione e vinificazione fanno la differenza. Ho preferito le annate più vecchie, gli stili più asciutti, per nulla le vendemmie tardive. In testa alle mie preferenze il Vadiaperti 2003, il Vigna della Congregazione 2005, e il Colli di Lapio 2004. Le annate più giovani da attendere. Messo a fuoco il Fiano d'Avellino: naso e bocca spaziale quando stanno ad aspettare e il tempo asseconda esplosioni di fiori gialli, di zolfanelli e sale, nocciole e fieno. Buonissimi.
Post scriptum: troppe cose volevate dire e mostrare, in due. Troppe per il tempo da sottrarre al bicchiere. Meglio uno per volta e l' anagrafe dei vini su una scheda stampata per ogni partecipante.
"Non vi abbiamo portato il meglio della denominazione..." Ah, sì? Chissà il resto...
