"Ho bisogno di Carso [...] Ho bisogno di sentire sasso: confini a angolo, duri, precisi. e sole non sentimentale. Ho bisogno [...] di vita che è vittoria dura contro il sasso e il vento e la sterilità". (Scipio Slataper - Il mio Carso -1912)
Siamo accolti, all' inizio della quinta edzione di Mare e Vitovska, nella casa laboratorio dello scultore Paolo Hrovatin a Borgo Grotta Gigante (Ts). Davanti alle sue straordinarie opere - fontane, orologi, pietre squadrate che suonano e soli intarsiati - ci pare che l'anima del Carso stia veramente in quelle parole di Slataper. Roccia bianca spazzata dal vento - a volte brezza, più spesso bora - e intarsi di terra rossa. Terra povera e dura dalla quale si ricava frutto lottando. Anche la Vitovska si può racchiudere in quelle parole. E' vino bianco che si spreme dalle poche vigne conservate ( diciotto ettari in tutta la doc Carso, mi dicono), vino che sa d' erbe e di macchia, anche di roccia venata di creta. "Il sole è vita" - dice Hrovatin mentre racconta della vite centenaria di Vitovska che sta nel suo cortile, creatura salvata dal cemento e sopravvissuta anche al gelido inverno del 1929 quando a Trieste ghiacciò il mare.
Vìtovska, vino profondamente identitario, giallo dorato nel bicchiere; uva sospesa alla luce d'un sole nordico che lotta con i venti e le piogge improvvise. Come questo sole, anche la Vitovska, decisamente non è sentimentale.
