Ho accettato con piacere l'invito rivoltomi da Guido Pagan Griso, agronomo forestale e coordinatore de "La casa di Peper", una struttura e un progetto realizzati dal Comune di Badia Calavena nella frazione di Sant'Andrea, con lo scopo di valorizzare il territorio e le tradizioni della Lessinia in un' ottica di turismo ecosostenibile. Così, nell' ambito di una settimana di incontri e laboratori che hanno toccato i temi più vari ( dall'agricoltura e zootecnia montana, alle energie rinnovabili, ai prodotti enogastronomici locali), mi è stato chiesto di parlare di "Degustazione del vino e abbinamento con il cibo". E'stato divertente e stimolante ritornare in qualche misura alla mia passata esperienza di maestra (e la casa di Peper era proprio la vecchia scuola elementare ristrutturata). Più che una lezione, una conversazione, visto l'interesse e il viavace scambio di opinioni con la ventina di persone presenti.
Parlare del vino, dunque. E come?
Partendo da quest'opera del futurista Fortunato Depero: "Riti e splendori d'osteria". Tra gli avventori, le bottiglie e i tozzi bicchieri serie Duralex con le scanalature concave, c'è un protagonista al centro del quadro che ne regge uno con lo stelo e "guarda attraverso il bicchiere". E' l'atto del degustare, sic et simpliciter, ch'è differente dal bere. Abbiamo dunque cercato di capire cosa c'era dentro al nostro bicchiere, con alcune rudimentali nozioni legate alla valutazione dei sensi: ciò che si vede, ciò che si annusa, ciò che si gusta. Ma non ci siamo fermati a questo, o all'abbinamento con il cibo come regola più o meno tecnica.
Se è vero che nella storia della lingua italiana il verbo"degustare" appare per la prima volta nel 1364 (Zanobi da Strada) nel significato di "godere spiritualmente” (Cortellazzo-Zolli), andiamo ben oltre un'attività che ci permette di esprimere un giudizio sulla qualità del prodotto. Parliamo di vino e anche del suo plusvalore in termini di cultura, storia, territorio, tradizioni; un prodotto che oltre a soddisfare i sensi è piacere per l'anima.
O cibo per la mente, se volete, ora che cibo-alimento non lo è più da un pezzo e le osterie son diventate wine-bar...
Tra le mie chiacchere e la degustazione di quattro vini con alcuni abbinamenti, ho apprezzato l'incontro con le persone, tra le quali un prosecchista incallito che ama i vini beverini, accompagnato dalla moglie che invece predilige i rossi corposi, il giovane Andrea che ha portato due microvinificazioni della Saccola, vitigno autoctono a bacca rossa che è scomparso ormai in Lessinia e che un tempo si piantava davanti all'uscio di casa e infinel'amica sommelier Valeria e il talentuoso Davide Cocco di Studio Cru (che ringrazio per il supporto).
Ho terminato la serata con le tre "virtù" che ritengo fondamentali nell' approccio al vino ( ma pure nella vita): la curiosità, la pazienza, l'umiltà. Mai sentirsi stanchi di espolorare un mondo ricco di storie, esperienze, amicizie e idee; attendere con pazienza che il vino si apra e racconti molto più della sua storia organolettica e fare del tempo lungo, non della fretta, l'occasione per approfondire; sapere di non sapere mai abbastanza, sentirsi sempre indietro di un passo nella conoscenza e mai troppo orgogliosi e desiderosi di mostrare ciò che si sa.
A Sant' Andrea di Badia Calavena si stava svolgendo l'Antica Fiera dei Bogoni (all'entrata del borgo ve n'è uno in ferro battuto davvero spettacolare), con il più antico mercato italiano del pregiato mollusco. Il tutto risale, più o meno, all'arrivo dei Cimbri, la popolazione tedesca di pastori e boscaioli e la fine del Duecento è anche l'epoca in cui si attesta in queste terre l' uva durella o Durasena. Non si poteva iniziare senza un Durello nel bicchere. Ho scelto il godibilissimo "I Singhe" dell' Azienda Fattori che, tra l'altro, è proprio un omaggio alle origini montanare e cimbre del vitigno. Un Durello metodo charmat di particolare finezza che bene abbiamo abbinato alla buona Soprèssa della Lessinia. In questa scheda, apparsa su uno degli ultimi numeri de Il Sommelier Veneto, vi racconto un po' di più su questo bel Durello spumante.
Il secondo vino è stato una sorpresa pure per me. Sentremo presto parlare dell' azienda La Mandola di Badia Calavena. Viti piantate a quasi 500 metri d'altezza, sotto il Monte San Pietro, dove sorgeva un monastero medioevale. Corrado Eridani è il giovane enologo che lavora in una grande azienda del vino veronese e che ha deciso di piantare vigne, ricostruendo vecchi muri a secco e terrazze coperti dalle selvatiche siepi boschive, nei circa 6.000 metri all' interno della proprietà familiare. Ha studiato all'Istituto di San Michele all'Adige e si vede, si sente. Ha piantato qualche anno fa Traminer, Chardonnay, Sauvignon. Sono queste tre uve ( in percentuale 40 - 30 - 30) che danno origine al Bianco IGT La Mandola 2010, un vino che si beve con beata soddisfazione, dal sorso lungo e sapido, equilbrato e molto fresco. Abbinamenti che funzionassero non ne avevamo previsti, ma v'assicuro che la sera precedente, abbinato a un risotto mantecato alle radici di Sprea ch'era stato preparato dal Ristorante Erbecedario , era straordinario, con quella vena aromatica sottile e persistente.
Il terzo e il quarto vino provenivano anch'essi da un' azienda dalla storia recente, Tenuta Chiccheri a Tregnago: Il Valpolicella Superiore Campo delle Strie 2009 ha sfoderato una trama asciutta e dai profumi netti e speziati di ottima fattura. Non incombe il rovere francese per 24 mesi, l'appassimento è accennato e la bevibilità assicurata. Ottimo bicchiere con il Monte Veronese d'allevo dop. Per chiudere, ecco il Bianco Passito IGT Monte Precastio (Chardonnay), sempre della stessa azienda. Anche qui mano misurata negli zuccheri, freschezza del sorso e ottima abbinabilità alla tipica "Fugazza" o Ciambella fatta solamente con burro, zucchero, uova e farina.
Ecco, m'è piaciuto parlar di vino, con nel bicchiere vini della Lessinia, dove il parlar cimbro e la montagna, credetemi, si sentono...
