In questi giorni si sta svolgendo a Montpellier la 19esima edizione di Millésime Bio, esposizione internazionale che ospita circa 600 produttori di vini derivati da agricoltura biologica certificata. Mi spiace non poterla visitare: il 22 novembre scorso ho avuto l'onore di partecipare ai lavori delle giurie del Concours Challenge omonimo, invitata dall' organizzazione del Salone. Ho un bellissimo ricordo di quel giorno: numerose le giurie al lavoro su oltre ottocento campioni di vini provenienti da tutto il mondo. Mi sono trovata a dire la mia sui campioni dell' AOC Alsace, assieme a ristoratori, enotecari, studenti di enologia, sommeliers. Mi ha colpito la serietà dei criteri di selezione dei vini ammessi al Salone ( e conseguentemente al concorso): da quest' anno non sono più accettati quelli derivati da vigneti in conversione biologica al secondo o terzo anno, ma c'è l'obbligo rigoroso di presentare la certificazione AB. Ho avuto poco tempo a disposizione dopo i lavori di giuria, ma da ciò che ho potuto assaggiare, posso ricavare la conferma che più che le discussioni teoriche sul vino "bio", sul "naturale" , contano i fatti, cioè ciò che si trova nel bicchiere e quanto si superi il cerchio degli addetti ai lavori per andare incontro ai consumatori finali.
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