Peccato per il tempo: una mattinata di nebbia piovosa che ci ha impedito la vista spettacolare che si può godere dal Castello di Stefanago, in Oltrepò, dove l'azienda di Antonio e Giacomo Baruffaldi ha ospitato la due giorni dedicata ai vini "Low sulfites" del progetto Freewine. Ci è stata riservata una degustazione professionale di una quindicina di vini prodotti con il protocollo messo a punto dal team dell'azienda Tebaldi. Ho tenuto particolarmente a partecipare, visto il gran parlare di "vino libero" che si fa di questi tempi, mettendo in primo piano il problema dei solfiti. Ed inoltre, il mio primo assaggio dei vini Freewine risale a più di un anno fa, quando il progetto fu presentato in occasione di Vinitaly.
Ecco com'è andata:
Freewine = Vino libero dall'aggiunta di solfiti nell' intero ciclo di produzione come obiettivo da raggiungere. La tecnologia freewine per ora permette di produrre vini che hanno diversi livelli di solforosa totale, e parlare di livello zero risulta ambiguo. Stiamo infatti parlando di vini che hanno il marchio Freewine Gold quando non viene aggiunta la soforosa e vi sono tracce endogene, prodotte anche dall'azione dei lieviti, ma comunque inferiori a 10 mg/l - il limite oltre il quale è obbligatorio scrivere in etichetta " contiene solfiti"- e di vini che hanno il marchio Freewine Black quando si riduce la soforosa aggiunta a quantitativi inferiori a 50 mg/l (assai meno di quanto previsto dalla assai discussa normativa per la produzione del vino biologico approvata recentemente - 150mg/l per i vini bianchi e 100 mg/l per i vini rossi - . Anche ponendo l'obiettivo a zero, appare abbastanza chiaro che qualcos'altro deve sostituire le principali proprietà della solforosa: l'azione antiossidante e antisettica. Si parla di "tecnologia naturale che sopperisce alle esigenze di conservazione del vino" - ma non è chiarito nel professional tasting - a che cosa ci si riferisce. Si dice solo che il protocollo è flessibile, adattabile alle diverse esigenze delle aziende: va bene per il vino prodotto da viticoltura biologica, sia per il metodo convenzionale, per piccole o grandi cantine. E capiamo, tra le righe, che quanto meno ci può entrare la fermentazione in saturazione con gas inerti ( azoto), come la rimozione dell' ossigeno disciolto tramite strippaggio prima dell'imbottigliamento. Ma il titolo di enologo decido che lo prenderò nella mia prossima vita, quindi preferisco raccontarvi in modo sintetico le impressioni sui vini.
Rispetto alla prima degustazione dei Freewine, molti vini sono diversi, nel senso che sono cambiate le aziende aderenti e quindi soltanto in un paio di casi ho potuto assaggiare lo stesso prodotto; sarebbe stato interessante per queste aziende, poter assaggiare in parallelo le annate per avere un'idea della "tenuta" dei vini nel tempo.
Da un punto di vista organolettico, la percezione della qualità media e le sensazioni positive sono aumentate. Ho trovato convincenti e riusciti - sempre nella media -più i vini rossi dei bianchi. Cosa forse abbastanza ovvia, data la quantità di polifenoli più importante nei primi. Anche il più volte richiamato tema della "maggiore aderenza al vitigno e quindi al terroir" in questi vini definiti " senza maschera" ( la solforosa aggiunta devierebbe la nostra percezione dall'autenticità del frutto uva) ha trovato maggori conferme nei vini rossi. In sostanza, concordo con Angiolino Maule quando afferma - come nella trasmissione Il Gastronauta del 15 settembre - che non tutte le uve (e non tutti i terreni) sono adatti a produrre vini senza solfiti aggiunti.
Tra i vini bianchi assaggiati, la mia preferenza è andata al Muller Thurgau IGP Provincia di Pavia 2011, ( Black Label con 30 mg/l di solfiti), prodotto da conduzione biologica dai padroni di casa, l'az. Baruffaldi. E' un vino con macerazione e poco filtrato che conserva una bella polposità fruttata e aderenza al profilo aromatico del vitigno - anche se diverso dai più familiari e sapidi Muller della Val di Cembra.
A seguire, Anima Flava Bianco del Veneto IGT 2011 dell'azienda Rizzi Sei Terre (Black Label 38 mg/l di solforosa): piacevolmente speziato e floreale il naso, ha una buona persistenza al palato.
Buona tenuta sapida e un naso minerale nel Sincerus Bianco Veronese IGP dell' azienda Villa Medici, ( Gold Label: 8 mg/l solforosa). Di quest'azienda ci è stato servito come campione anonimo anche un Bardolino Novello prodotto lo scorso anno con il protocollo Freewine, vino ancora molto fragrante e coerente con la tipologia.
In qualche caso l'impatto olfattivo, chiaramente riconducibile a produzioni in saturazione di gas inerti, ha lasciato il posto a rapide perdite di profumi e a un profilo quanto meno"ondivago". Dal punto di vista dell'analisi gustativa, come nel primo assaggio di qualche tempo fa, ho ricavato la sensazione complessiva di vini bianchi decisamente spostati sull'acidità, talvolta molto esili, in qualche caso con una chiusura decisamente amara. In my humble opinion, sui bianchi c'è ancora da fare per quanto concerne la piacevolezza complessiva e conta, forse più che nei rossi, l'eccellenza della materia prima, non esclusa la provenienza di quest'ultima e magari pure la produzione biologica.
Decisamente più apprezzabili al mio palato i vini rossi, con qualche sottolineabile eccellenza per un''aderenza al frutto più convincente e una più scorrevole e appagante bevibilità.
Gran bel vino nella pur didattica ma vibrante nota varietale il Cabernet Franc IGP 2011 di Quinta della Luna ( Golden Labek 2/mg/l di solfiti)
Frutto maturo e bell'equilibrio nell' Oltrepò Barbera doc 2011 La Rivoltosa dell'Azienda La Travaglina ( Golden Label, 6 mg/l di solfiti) che anche a tavola ha manfestato un'eccellente sorbevolezza.
Compatto e succoso il Merlot IGT Dolomiti 2011 di Pisoni ( Golden Label, 8 mg/l di solfiti), riconoscibile nel profilo scuro e rustico che mostra bene anche le piccole quote di teroldego e rebo, prodotto da conduzione biologica
Divertente nella sua immediatezza dei profumi di amarena e spezie il giovane Nero di Troia IGP Puglia 2011 dell' Az. Masseria Duca D'Ascoli (Gold Label: 2 mg/l solfiti), prodotto da conduzione biologica.
Buoni anche i due Montepulciano d'Abruzzo Dop 2011: quello dell'Az. Citra, semplice e delicato nei piccoli frutti rossi, e il più importante e strutturato "Terramare" dell'azienda Casal Thaulero, godibile per il profilo speziato, l'equilibrio complessivo e il bouquet elegante. (Golden Label, 5 mg/l solforosa)
"E' la naturale evoluzione del far vini con agricoltura biologica" - mi ha detto all'uscita dal Castello il Signor Baruffaldi.
- Ci stiamo lavorando - direbbe Marco Tebaldi di Free Wine (che ringrazio per l'invito al Professional Day).
Staremo a vedere... Last but no least, molti vini avevano la chiusura a vite e tutti un prezzo franco cantina entro i 10 €.
