
In questi giorni si sta svolgendo a Montpellier la 19esima edizione di Millésime Bio, esposizione internazionale che ospita circa 600 produttori di vini derivati da agricoltura biologica certificata. Mi spiace non poterla visitare: il 22 novembre scorso ho avuto l'onore di partecipare ai lavori delle giurie del Concours Challenge omonimo, invitata dall' organizzazione del Salone. Ho un bellissimo ricordo di quel giorno: numerose le giurie al lavoro su oltre ottocento campioni di vini provenienti da tutto il mondo. Mi sono trovata a dire la mia sui campioni dell' AOC Alsace, assieme a ristoratori, enotecari, studenti di enologia, sommeliers. Mi ha colpito la serietà dei criteri di selezione dei vini ammessi al Salone ( e conseguentemente al concorso): da quest' anno non sono più accettati quelli derivati da vigneti in conversione biologica al secondo o terzo anno, ma c'è l'obbligo rigoroso di presentare la certificazione AB. Ho avuto poco tempo a disposizione dopo i lavori di giuria, ma da ciò che ho potuto assaggiare, posso ricavare la conferma che più che le discussioni teoriche sul vino "bio", sul "naturale" , contano i fatti, cioè ciò che si trova nel bicchiere e quanto si superi il cerchio degli addetti ai lavori per andare incontro ai consumatori finali.
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Ho accettato con piacere l'invito rivoltomi da Guido Pagan Griso, agronomo forestale e coordinatore de "La casa di Peper", una struttura e un progetto realizzati dal Comune di Badia Calavena nella frazione di Sant'Andrea, con lo scopo di valorizzare il territorio e le tradizioni della Lessinia in un' ottica di turismo ecosostenibile. Così, nell' ambito di una settimana di incontri e laboratori che hanno toccato i temi più vari ( dall'agricoltura e zootecnia montana, alle energie rinnovabili, ai prodotti enogastronomici locali), mi è stato chiesto di parlare di "Degustazione del vino e abbinamento con il cibo". E'stato divertente e stimolante ritornare in qualche misura alla mia passata esperienza di maestra (e la casa di Peper era proprio la vecchia scuola elementare ristrutturata). Più che una lezione, una conversazione, visto l'interesse e il viavace scambio di opinioni con la ventina di persone presenti.
Parlare del vino, dunque. E come?
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Non tragga in inganno il titolo del post: mi è piaciuto il Mercato dei Vini di Vignaioli allestito dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti a Piacenza. Ci ho trascorso il pomeriggio di sabato 3 dicembre con discreta soddisfazione ( culminata con la degustazione di vecchie annate di Soave, proposta dal gruppo "Soavista Indipendente"). Una prima edizione bene organizzata: spazi enormi - e un po' freddi come climatizzazione e luci - ma indubbiamente agevoli; grande il numero di produttori, distribuiti - m'hanno detto - alla maniera dell'edizione francese, cioè messi l'uno accanto all'altro a caso, senza "gruppi omogenei per territori o denominazioni". Per contropartita nemmeno l'ombra di una piantina disponibile all' interno del libretto, con il rischio di trovarsi a percorrere in lungo e in largo il padiglione anche più volte. In siffatte condizioni, meglio dunque andare a tappeto dal primo settore all'ultimo e farsi incuriosire da incontri più o meno casuali. Il risultato qual è stato? Che ho bevuto praticamente soltanto vini bianchi, pensando di riservare un secondo giro ai rossi. Che invece non c'è stato, visto il considerevole numero di banchetti da "rivisitare". E in occasioni come queste vale ancora la regola - almeno per me - di non mischiare i colori, pena l'ottundimento delle facoltà mentali. E v'era da rimettersi alla guida, sperando che il Piacentino non fosse immerso nella nebbia.
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Musica da ascoltare dopo la lettura del post:
Scarica 2-21 Bach_ Well-Tempered Clavier, Book 1 - Prelude #23 In B, BWV 868
Più penso alla serata di ieri e ai sei Amarone della Valpolicella Classico di Giuseppe Quintarelli che ho potuto bere ( non degustare, chè assieme ad altri dieci convitati li abbiamo proprio bevuti) e più sento che le parole mi mancano e l'unica cosa che può spiegare l'emozione di quelle bottiglie è di accostarle alla musica di un genio assoluto ( il mio amato J.S. Bach) in un'interpretazione assoluta (di Glenn Gould) : Il Preludio in Si maggiore n. 23 dal Clavicembalo Ben Temperato.
Nelle annate che abbiamo versato ( 2000 - 1998 - 1997 - 1995 - 1993 - 1991) c'è una cifra stilistica costante e rigorosa, fatta di equilibrio e sostanza: la materia vino appaga e rende quasi impossibile ricostruire la linea del tempo. Il 1991 lo diresti più giovane di un '98, per dire, tanta è la freschezza. Così, abbiamo risalito e ridisceso più volte la sequenza come fa la mano di Glenn Gould in quel Preludio. E la struttura apparentemente facile e didattica della musica rivela un'architettura di stupefacente perfezione.
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