Una quindicina d'anni dopo aver scommesso e vinto con il Foja Tonda ( o Casetta), il vitigno salvato dall' estinzione che è ormai divenuto parte integrante della DOC Terra dei Forti, Albino Armani torna a puntare su uno dei vitigni perduti della Vallagarina, la Nera dei Baisi. Nell' azienda di Dolcè si possono ammirare i filari della Nera nel vigneto sperimentale, la "Conservatoria", dove sono coltivate e studiate almeno una decina di varietà dimenticate come ad esempio laTurca, la Peverella, la Vernazza. La Nera dei Baisi non si sa di preciso a cosa debba il nome, ma a Brentonico, sul Monte Baldo si trova il Palazzo Eccheli-Baisi, d'una antica famiglia mercantile e nella piccola frazione di Baisi nella valle di Terragnolo a nord est di Rovereto, s'usa piantare delle viti e non i gerani sulle soglie delle case. Tra le antiche varietà studiate e microvinificate in collaborazione con l'Istituto di San Michele all' Adige, la Nera di Baisi è quella che ha dato i migliori risultati, al punto da indurre Albino a produrre finalmente le prime bottiglie. E' una varietà rustica, precoce, nel cui DNA c'è una porzione di sangue americano che la rende naturalmente resistente agli attacchi della Botrytis, dell' oidio e della peronospora. E' quindi un vitigno interessante anche nella prospettiva di una coltivazione senza fitofarmaci e sostanze di sintesi. Un vitigno ecofriendly.
All' assaggio si fa amare per le spiccate caratteristiche del vino del sorriso o del vinino, come direbbe l'amico Angelo Peretti: la gradazione contenuta ( 12,5%), la piacevolezza, l' ottima bevibilità ed abbinabilità a tavola. E' piccolo anche nei numeri di produzione, soltanto 1000 bottiglie. Grande, direi, nella potenzialità che sta emergendo da questa prima vendemmia ufficiale. Ho versato dalla bottiglia numero 45: sorprende nel rubino trasparente e luminoso e piace subito agli occhi per lo stile pinotnereggiante. Al trionfo gusto olfattivo del lampone che avevo percepito a Vinitaly, qualche giorno fa s'è aggiunta, ben matura, altra frutta( la fragola), eppoi si sono accese note eleganti di tabacco biondo e spezie. Sono vincenti, in definitiva, l' equilibrio complessivo con acidità contenuta e soprattutto la piacevolezza assicurata di beva. Sarebbe senz'altro una bottiglia da bere quotidianamente a tavola se la sua "rarità" e la bassa produzione non l' attestassero a € 18 cadauna. Un piccolo grande vino raro, ma considerando che lo potete acquistare solamente on-line nel sito dedicato, a quel prezzo v'arriva direttamente sulla porta di casa, anche nella confezione minima di tre bottiglie. Si assaggia anche ( a bicchiere) presso l' Osteria Vecchio Carnera di Ala, dove si gustano ottimi piatti della tradizione trentina e si bevono i vini di Albino Armani e di Giuseppe Tognotti ( Maso Michei).
Piccoli Grandi Vini: un ossimoro per descrivere quei vini che son piccoli nel senso che non vogliono apparire per la concentrazione e/o per l'elevato grado alcolico, ma son tuttavia grandi perchè capaci di emozionare mentre si fan bere senza problemi anche sulla tavola di tutti i giorni, senza voli pindarici alla ricerca degli smisurati abbinamenti. Non farò tripli salti carpiati con avvitamento nel bicchiere, alla ricerca di termini insoliti per descriverli. Son vini da bere prima che da descrivere. Meglio se bevuti al giusto prezzo.