Sto seguendo con un certo divertimento la querelle sull' uso - non uso del termini "bollicine" e "spumante", innesecata dall'intervento di Maurizio Zanella di Cà del Bosco, il quale sostiene che il Franciacorta dev'esser chiamato Franciacorta e stop. Conta il territorio, come lo Champagne si identifica con la regione della Champagne ( e sono Crèmant tutti gli altri prodotti con metodo champenoise).
Ammettiamo che sì, che si possa e si debba dire soltanto Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese per chiamare i vari esempi di Metodo Classico italiano che abbiano una propria denominazione.. e tutti gli altri che non ce l'hanno come li chiameremo? Come definire un Chiaretto, un Recioto di Soave prodotto con metodo charmat, per dire? Mah!
Di recente anche il Consorzio del Durello ha promosso una revisione del disciplinare per cui il termine Durello Lessini identifica soltanto il vino non fermo prodotto in massima parte da uva durella, (non possiamo chiamarlo spumante, secondo Zanella).
Insomma, mi diverte la questione, perchè mentre gli addetti ai lavori si inoltrano in bizantinismi sulla terminologia, la maggioranza degli utenti finali, quell'80% di consumatori che il vino lo beve lo compra al bar, al supermercato, talvolta al ristorante, si comporta come ha molto ben descritto il produttore Matteo Fongaro, intervenuto al dibattito durante la puntata de Il Gastronauta, andata in onda questa mattina.
Continua a leggere "Sulle "bollicine" ha ragione Matteo Fongaro" »
